LIMITI, CONFINI, ZONA DI COMFORT ED EGO…

Osservo il mondo intorno a me e mi domando perché?! Perché abbiamo chiesto di sperimentare la separazione? E perché non ne abbiamo mai abbastanza e continuiamo a crearne di ulteriore? (E mi riferisco sempre a lei, la separazione). Ogni qualvolta che troviamo una chiave che porta a sperimentare la libertà sentiamo il bisogno di dogmatizzarla per paura che ci venga portata via e così facendo ricadiamo nel confinamento! Dobbiamo codificare, incassellare. Dare un senso logico a tutto altrimenti ci sentiamo persi!

Voi che idea vi siete fatti al riguardo? Per le esperienze e gli incontri fatti sino ad ora oggi, personalmente, mi rispondo così: il confinamento che passa attraverso processi di dogmatizzazione corrisponde ad un diverso modo del nostro ego di imporre il controllo sulle nostre ed altrui azioni in modo tale da mantenere vivo uno stato di separazione tra noi e l’altro e così facendo garantirci la sopravvivenza!

Ma siamo davvero sicuri di voler solo sopravvivere?! Siamo davvero certi che la sopravvivenza sia la unica e sola dimensione possibile in questa reincarnazione?! Personalmente credo di no. E la certezza di questo no è data dalla sperimentazione sul campo che giorno dopo giorno vivo con e senza il confronto con il mondo fuori. Un mondo che a tratti mi fa sentire libera ed a tratti mi rimanda nei miei limiti riflettendomeli nella maniera più cinica. Quando questo accade mi domando: perché? Perché ho bisogno di risentire i confini? Perché deve essere doloroso? Perché l’ego é una parte di me intelligente che si aggiorna ad ogni passo con l’obbiettivo di rendermi giorno dopo giorno una persona migliore. Perché così facendo posso ristabilire nuovi limiti spostando un po’ più in là la linea della mia esistenza e così facendo permettermi un respiro più ampio e profondo, creando spazio per l’ingresso di più Luce e la scoperta di nuove linee d’ombra.

So che quanto sto condividendo potrebbe creare qualche reazione del tipo “ma da quando in qua l’ego è considerato un amico….ma se è la causa di tutti i mali!”…. sorrido! Si, sorrido ma non per deridere te lettore, ma per tutte le volte che ho sprecato le mie energie per giudicare il mio ego e così facendo distogliere lo sguardo dalla chiave della mia trasformazione. Perché mi sono resa conto che qualsiasi cosa messa a nostra disposizione, ivi incluso l’ego, ha un suo senso profondo nel nostro cammino di crescita. E quello dell’ego è darci la possibilità di scoprire i nostri limiti, confini per identificare dove come e perché reagiamoe cosa possiamo fare per cambiare la tendenza e trasformare le nostre reazioni in momenti di osservazione con l’obbiettivo di passare da una condizione di effetto ad una di causa.

Ma cosa significa questo? Significa trasformare il proprio agire da reattivo a proattivo.

Da oggi in avanti prova anche tu ad osservarti nel quotidiano… cosa fai: reagisci o agisci?

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