Cosa accade quando il desiderio profondo della vostra Anima viene soffocato?

L’articolo pubblicato oggi è stato scritto nella notte del 18 aprile 2018. Notte in cui ho vissuto un attacco di panico al massimo del suo climax. Ciò che troverai quindi scritto nelle prossime righe non è il frutto di una ricerca scientifica o di approfondimenti particolari, ma è quanto emerso nel corso di quella notte e che è andato avanti per circa tre ore concludendosi con l’urgenza di scrivere per fermare delle comprensioni e delle possibili chiavi di lettura. Ciò che condivido quindi non è una verità assoluta, ma è la mia verità e come tale chiedo che venga rispettata.bigbang
Per questo a te lettore che ti accingi a leggere queste righe chiedo solo apertura ed accoglienza di qualcosa che potrebbe risuonarti come vero o meno, ma che è di fatto un punto di vista. Il mio punto di osservazione. Se vorrai condividerlo sarò felice che tu lo faccia a patto che citi fonte ed autrice e che nell’esprimere il tuo punto di vista (che è assolutamente sacro anche se opposto al mio) le parole sgorghino come petali di rose e non come asce che separano. Per troppo tempo infatti siamo stati separati. Adesso è tempo di riunire ed integrare tutto ciò che consideriamo diverso da noi (qualunque forma questa diversità assuma). Sono anni che mi viene chiesto di scrivere ed è stata una sfida per me fare questo coming-out. Grazie per l’accoglienza che vorrete donarmi e buona lettura. AMen


Quando il desiderio profondo della vostra Anima viene soffocato, iniziate a soffrire di attacchi di panico!

L’attacco di panico corrisponde ad uno stato alterato di coscienza in cui l’Anima cerca, attraverso dei meccanismi biochimici che si attivano nel corpo (e che a volte assumono l’aspetto dello straniamento), di mostrarvi cosa le sta accadendo nel profondo. Un profondo che è stato dimenticato, che è stato messo sotto il tappeto ed a cui nessuna medicina potrà dare luce se non il Vostro Desiderio Profondo di Guarigione. In queste situazioni, ciò che conta veramente, è il fare spazio a quel senso profondo di frustrazione che emerge e che ha come obiettivo quello di mostrarvi dove, quando e perché tutto questo ha avuto inizio.

La maggior parte delle volte gli attacchi di panico si legano all’emergere di un trauma emozionale vissuto attraverso l’esperienza perinatale e che riconduce direttamente, e per forza di cose, alla figura materna. Quella figura con la quale abbiamo coabitato per nove mesi consecutivi (quando sono nove! perché potrebbero essere meno o più, dipende dalle necessità del vostro cammino) e dalla quale si presume ci siamo staccati al momento della nascita. Quando questo trauma ha bisogno di mostrarsi per essere elaborato e trasformato porta con se il senso di irrisolutezza, seguito dal senso di colpa. L’Attacco di panico (è qui vi chiedo di porre la vostra attenzione al termine “attacco” e se avete voglia approfonditene il significato utilizzando il dizionario) inizia inesorabile il cammino di avvicinamento e può presentarsi alla tua porta come “un fiato che si accorcia”, “una accelerazione cardiaca” trascinata dallo “accavallarsi di pensieri apparentemente senza senso che si affastellano nella mente separandoti completamente dal momento presente” (il cosiddetto straniamento), oppure come una vera e propria “scarica di adrenalina” in cui il corpo inizia a tremare senza controllo (quasi come si fosse nel bel mezzo di un attacco epilettico) e per liberarsi ti trascina in bagno facendoti rilasciare colonne di diarrea.

Ma dove ha avuto origine questo trauma emozionale e perché?

È ormai noto che quando il feto inizia a prendere forma nell’utero materno, e qui vi rimane fino al suo completamento, ogni piccola emozione (conscia o inconscia) vissuta dalla madre viene registrata nel sistema cellulare del futuro bambino. Il liquido amniotico nel quale il feto è calato, e la sua stessa struttura cellulare prevalentemente acquosa, fanno sì che queste emozioni (che per il feto sono stringhe informative importanti) viaggino senza barriere sino a memorizzarsi in esso (e questo accade perché il liquido amniotico è un potente trasmettitore). Ma tale registrazione avviene passivamente ed il feto, suo malgrado, non ha modo di attivare un sistema di difesa che eviti tale registrazione e quindi, se la mamma sente (anche solo per un momento e senza che se ne renda conto) di non volere quel bambino perché per lei potrebbe significare perdita di libertà, ritorno ad una condizione di limitatezza di tempo-spazio a disposizione per vivere la sua seconda maturità (o vita), ritorno ad una condizione di responsabilità, allora quello che accade è che il feto (futuro essere umano e lo dico in senso lato) registra questo e lo porta con se silente sino a quando accade qualcosa nella sua vita di adulto che lo porta a riattivare questa matrice latente ed a vivere situazioni in cui si sente soffocato, in cui la sua adrenalina per enne motivi viene portata alle stelle e quindi l’ansia si palesa e le paure inconsce emergono anche se intorno tutto sembra essere apparentemente perfetto. Le paure di perdita della libertà percepite dalla madre (e di tutte le altre sentite nell’arco della gestazione) diventano potenzialmente parte di quella personalità che erediteremo nel nostro DNA condizionando l’adulto che saremo. Ci tengo a sottolineare “diventano potenzialmente parte” perché ciò che viene racchiusa nella nostra matrice di nascita è, come tutto quello che possiamo vivere, un potenziale e non un fatto!

Quanto viene registrato a livello cellulare dal bambino durante il periodo gestazionale diviene quindi il terreno su cui si vanno a stratificare nuove informazioni che, insieme al percorso di vita che farà, andranno a definire quella che poi chiameremo (e di fatto chiamiamo) “sistema personalità”. La personalità, infatti, non è qualcosa che fa parte di default dell’essere umano, ma è il risultato di un processo di sovrapposizione di memorie cellulari che, stratificandosi creano il famoso “Velo Maya”. Il Velo Maya è questa stratificazione. Una stratificazione che, essendo parte di un paradigma legato a questa dimensione, porta l’individuo a dimenticare completamente la sua natura più profonda, la sua “Essenza”.

Ora, questa stratificazione cellulare, questo “Velo Maya” che in occidente chiamiamo “Personalità” e che crediamo essere ciò che ci definisce, porta ad un diverso modo di interfacciarsi con il mondo e quindi ad un diverso modo di agire (che spesse volte è un reagire). Cosa significa questo? Significa che se il bambino, nella fase perinatale ed in quella successiva (che in numerologia viene chiamata primo ciclo di esperienza), fa esperienze (o vive in un ambiente) che conducono ad una cristallizzazione di quanto registrato nel perinatale allora, questo bambino, arriverà a vivere, da adulto, una esistenza in perenne stato di allerta e quindi di re-azione, di continua lotta. Una lotta che, spesso e volentieri, assumerà le sembianze del Don Chisciotte della Mancia (una lotta con i mulini a vento). Se invece, successivamente alla nascita, il bambino riceverà Amore Incondizionato e sarà quindi accolto nella sua totalità per ciò che è (e non per quello che vorremmo che fosse ai nostri occhi ed alla nostra mente) allora tali matrici potranno essere neutralizzate portando l’individuo ad avere una vita fluida e profondamente appagante.

L’Amore Incondizionato infatti è l’unico balsamo in grado di attivare un sistema di correzione profondo nella nostra esperienza di vita. L’Amore Incondizionato ci permette di vivere assumendo l’assetto di ricevitori e, tale ricezione costante, ci permette di realizzare il desiderio profondo dell’anima che stiamo incarnando. Sentirsi costantemente nel flusso, in diritto di ricevere, ci permette di vivere la nostra esistenza come se fosse una grande antenna parabolica che capta e riceve i segnali per poi trasferirli nel campo e creare la nostra esperienza di vita.
Se soffrite di attacchi di panico quindi, e/o ne avete sofferto, sappiate che è possibile che la radice di questo malessere si è radicata in voi nelle prime fasi di formazione in ambito intra uterino e che, cosa più importante, non è qualcosa che vi riguarda direttamente, ma è qualcosa che riguarda colei attraverso cui siete giunti sin qui e di cui in qualche modo vi siete fatti carico per alleviarle il peso.
Con questo non intendo dire che è colpa di vostra madre (e che quindi è lei che dovete condannare) se state in un determinato modo o vi trovate a vivere un certo tipo di esperienze (perché anche voi avete la vostra parte in tutto questo e di questo magari ne parlerò in un’altra condivisione), ma intendo dire e soprattutto spostare la vostra attenzione dal malessere/disagio nel quale vi trovate a navigare all’opportunità che in esso si cela e attraverso cui, prendendo le distanze, avete la possibilità di osservare e conoscere il disegno più grande.

Anche se una cosa del genere può apparire strana, queste reazioni sono uno stratagemma che l’Anima utilizza per portarvi sulla strada maestra assicurandosi il riconoscimento della sua presenza ed il suo ruolo chiave in ciò che state vivendo.
Quando, infatti, riusciamo ad accogliere l’esperienza terrena come una opportunità di ampliamento della nostra conoscenza (e non come una condanna-limitazione) ci rendiamo conto di non essere più degli Alieni, ma di essere parte integrante di questa creazione e quindi i Creatori stessi della nostra esperienza (eh sì l’ho scritto con la lettera maiuscola proprio perché intendo dare al termine “Creatore” il significato proprio di Dio” – vedi http://www.treccani.it/vocabolario/creatore/ ).
Quando ci rendiamo conto che il nostro Creatore (la nostra Mente Divina) opera al minimo delle sue potenzialità comprendiamo anche perché la nostra Anima è costretta a dimenticare tutto quello che conosce finanche la sua origine Divina per poter Rinascere a Se Stessa!

Il disegno più grande è legato quindi alla possibilità di cambiamento e trasformazione insito in ogni passo che compiamo per esprimere al massimo potenziale il nostro Essere. Trasformiamo quindi questo senso di impotenza e di ineffabilità della vita in una opportunità per realizzare i nostri desideri più profondi. Attraverso queste esperienze abbiamo la possibilità di conoscere e sperimentare che cosa è il discernimento. Discernere quindi tra ciò che ci appartiene e ciò che è stato appreso passivamente per separarci. Separarci dalla nostra grandezza, dalla nostra grazia per poi ritrovarla e metterla al nostro servizio.
Senza questa apparente matrice (le cui regole sono state definite anche da noi) l’Anima, infatti, non sarebbe in grado di individualizzarsi separandosi dal Tutto e non potrebbe vivere quanto sta ora vivendo attraverso di noi e così facendo assolvere alla sua funzione primaria che è appunto di raccolta informazioni per il Tutto/il Molteplice (quello che in astronomia viene chiamato buco-nero e che, nella storia della evoluzione dell’universo, è stato chiamato dalla scienza il Big-Bang, il Principio di Tutto).
Quest’ultimo infatti è il processo al quale si sottopone ogni nuova nascita stellare e quindi nostra. Il Big-Bang corrisponde al momento in cui l’Universo in un atto di Amore Incondizionato crea la Scintilla della Conoscenza (la nostra Anima) e quindi un nuovo buco nero, una nuova galassia, un nuovo sistema di riferimento.

Ma cosa si intende per Mente Divina? Perché è di questo che si tratta in fin dei conti! La Mente Divina o Coscienza Universale è quella da cui si stacca il Principio Animico (la Scintilla Divina). Quella parte della coscienza che necessita di raccogliere ulteriori informazioni per creare movimento in una condizione di apparente immobilità. Perché apparente? Perché di fatto la Coscienza Universale è quella da cui noi attingiamo. È quello spazio, apparentemente fatto di un vuoto-pieno, da cui emana e si riceve conoscenza e verso cui si manda nuova conoscenza. Spiegarne le caratteristiche attraverso delle parole per darvi la possibilità di sentirne la qualità intrinseca è alquanto complesso per cui cercherò di rimandarvi a delle possibili esperienze compiute o sensazioni. Una prima chiave per comprendere quindi la qualità dello spazio coscienza può essere la sensazione che si prova quando si fa ingresso in una stanza insonorizzata ed in assenza di gravità. Inizialmente il silenzio sembra essere assordante ma poi ti avvolge al punto da farti sentire che lì, in quello spazio che è il tuo spazio la tua coscienza, c’è tutto e che quel tutto sei tu e nessun altro. In quello spazio ci sono le infinite possibilità creative che hai a disposizione per compiere al meglio la tua esperienza terrena. Ma perché te ne dimentichi? Perché se arrivassi in questa dimensione con questa apertura e connessione non faresti il benché minimo sforzo per comprendere dove ti trovi e quali sono le leggi che hai deciso che ti guidino nella raccolta di queste informazioni. Da qui il meccanismo della rimozione a cui ci sottoponiamo per un certo periodo della nostra vita e che è alla base del movimento di risveglio della nostra Anima e Coscienza.

Ma che ruolo hanno percorsi terapeutici tradizionali e non, la medicina e/o le stesse piante medicina in un movimento di risveglio? Sono gli attivatori del processo. Un processo che può essere tale solo se tu sei presente. Siamo sempre liberi di scegliere se fare uso o meno di medicine tradizionali o piante medicina (per prenderci cura del nostro corpo-mente-spirito), ma ciò su cui desidero che portiate la vostra attenzione è proprio la presenza-assenza e la spinta che vi conduce a fare una scelta o l’altra (a seconda del periodo di vita nel quale vi trovate). Quando parto da una condizione di mancanza, qualsiasi cosa scelga (percorso terapeutico, medicina tradizionale o pianta medicina) quello che creo è dipendenza! Se parto da una posizione di conoscenza di chi sono nel profondo quello che posso arrivare a sperimentare è un profondo senso di libertà. Libertà che si esprimerà anche attraverso la possibilità di vivere fino in fondo il malessere che state vivendo per ricavarne la Vostra Verità. Per un certo periodo, infatti, Mente Divina ed Anima, riescono anche ad accettare il compromesso, ma alla lunga hanno bisogno di scardinare anche questo meccanismo affinché voi possiate giungere a sperimentare la vostra grandezza al di là dell’attivatore in se.

Quando e se, quindi, vi ritroverete (ma vi auguro di no) a vivere degli attacchi di panico o degli stati di squilibrio psico-fisico che raggiungono un livello di climax che vi sembra portarvi al di sopra della vostra soglia di sopportazione e della vostra capacità di controllo allora ripetete dentro di voi, e ad alta voce se necessario, pausa che piacere. Fatelo a ripetizione e respirate profondamente (aprite anche la finestra della vostra camera o spostatevi in un ambiente più ampio) e scoprirete che ogni tipo di attacco (che sia di panico, che sia di dolore fisico etc etc) arriva per poter spostare la vostra attenzione e creare uno spazio dilatato tra la paura del momento presente ed il momento stesso in cui questo squilibrio (che in questa dimensione viene chiamato trauma emozionale) si è integrato nel vostro sistema. In parole semplici, le più semplici che riesco ad utilizzare, quando stai male il tuo stare male è un allarme che la tua Anima sta lanciando alla Tua Mente Divina per dirle che suo malgrado non si sta realizzando la sua missione e che c’è bisogno di un correttivo. Ogni volta che la paura si impossessa di noi quindi la prima cosa da fare è utilizzare il mantra “Pausa Che Piacere” e poi se siamo presenti a noi stessi ricordiamoci “Noi Siamo Luce e come Tale ci viene richiesto di vivere”.

Così facendo scopriremo che quando siamo nel flusso nulla può frapporsi tra noi e l’appagamento. Impariamo quindi a neutralizzare, con i tempi che sono a noi consoni, tutti quei costrutti che ci portano alla identificazione in un ruolo o in ruoli ben precisi. Noi siamo più di quello che facciamo ed di ciò in cui ci identifichiamo. Siamo Luce è la Luce è senza spazio e senza tempo anche se, per un certo periodo abbiamo pensato il contrario (faceva parte del gioco, era il nostro modo di entrare nel sistema per conoscerlo da dentro per poi apportargli le modifiche più consone alla nostra evoluzione). Noi siamo individui mossi da un unico scopo “La Conoscenza”.
AMen

Il Potere dell’Amore di Sé nel Potere del Respiro…

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