Cambiare prospettiva….può aiutare?!

Si. È un fatto. Abituati come siamo a vivere la quotidianità come la nostra realtà unica ed assoluta, dimentichiamo che, al di là di tutto, c’è un disegno più grande verso il quale è opportuno volgere il proprio sguardo.Prendete, per esempio, i volatili che vivono liberi nella natura e quelli che invece ‘addomesticati’ vivono in gabbia. Quali secondo voi, delle due categorie di volatili, hanno più opportunità di crescita? Quelli liberi o quelli in gabbia? Sono certa che il primo pensiero che avete avuto sia stato ‘Quelli liberi! Che ovvietà!’ E con aria di sussistenza abbiate proiettato voi stessi in un volo a cielo aperto alla ricerca di un’esperienza extra-sensoriale chiamata ‘libertà’ e poi abbiate, sempre allo stesso modo, espresso onomatopeicamente il misto di liberazione e contemporanea impotenza nel quale, quotidianamente, vi muovete sentendovi costretti dalla morsa della vita che state vivendo.

Anche io un tempo la pensavo e mi sentivo così, ma poi mi sono ricreduta ed il farlo ha aperto dinnanzi a me ‘autostrade di opportunità’. In che modo? Sviluppando il pensiero laterale e/o imparando a diventare osservatrice di quanto mi accadeva dentro quale riflesso dell’intorno (ed ovviamente mi accade tutt’ora)

Partiamo con il contestualizzare il vissuto delle due categorie identificate e, nel farlo, proiettiamolo nelle nostre vite per cercare di vedere/sentire/percepire se è possibile attuare un cambiamento. In parole povere, proviamo ad immaginare; anzi meglio, sforziamoci di immaginare; iniziamo ad utilizzare parti del cervello, del corpo e della nostra anima sino a qualche momento fa dimenticate. Come? Seguitemi.

Dicevamo quindi che abbiamo due categorie (quantomeno in questo scritto poi le metafore utilizzabili sono milioni di milioni): la categoria dei ‘volatili che vivono liberi’ e quella dei ‘volatili che vivono in gabbia’. Qual è la prima differenza sostanziale che notiamo osservando questi due mondi? Che i primi, i volatili liberi, si librano per cielo e per terra e sono, in un certo senso, abituati a vedere (o osservare) da punti di vista differenti. I secondi, i volatili in gabbia, sono abituati a vedere solo da un unico punto di vista (la gabbia per l’appunto).

Andando avanti nell’osservazione quali sono le altre differenze che emergono? Se inseriamo la variabile ‘avere la possibilità di spostarsi su larga scala’ affermeremo quindi che: ‘i liberi’, quando sono con le zampette poggiate sulla terra, vedono i dettagli di un ristretto intorno che diventa un po’ più ampio se si spostano sui rami di un albero e diventa infinito quando in volo. Al contrario, quelli in gabbia vivono in uno spazio ristretto e sono quindi, in taluni casi, obbligati a girare su stessi vedendo, tutt’intorno, sempre le stesse cose e dando per scontato che così è.

Inserendo poi la variabile ‘opportunità di ampliamento della conoscenza’ cosa accade? Accade che ‘i liberi hanno accesso ad un più ampio spettro di informazioni e sensazioni, mentre quelli in gabbia no’.

Ma sarà veramente così? Mhhhhhh…..dal mio punto di vista no e vi dico anche il perché. Perché per me conoscere e’ osservare. Significa creare ‘punti di osservazione, e quindi potenziali sfaccettature di conoscenza, in cui lo spostamento può essere anche minimo.

Osservare/Conoscere significa, per me, aprirsi ‘alla possibilità’, aprirsi ‘alle possibilità’. Aprirsi alla possibilità che ci può essere un dettaglio o qualcosa di più grande che sfugge oppure che, contemporaneamente, riusciamo a vederli entrambi. O ancora, che non ci è possibile vedere nessuno dei due perché non pronti o….e potremmo andare avanti all’infinito… bla bla bla bla. Significa quindi smettere di parlare di ‘oggettività’ perché, per me, l’oggettività non esiste. Chi le ha inventate le regole di matematica? L’uomo. Chi ha inventato le variabili per giustificare la veridicità di un assioma? L’Uomo. Chi vi dice come dovreste vivere la Vostra Vita? L’Uomo. E se ne potrebbero fare mille altri di esempi. Dunque, perché continuate a pensare di essere chiusi, castrati, soffocati in un’esistenza che non vi appartiene? Perché continuate a credere di essere poveri? Perché continuate ad avere fiducia solo in ciò che vi propinano il mondo scientifico, quello finanziario etc etc? Perché preferite volgere il vostro sguardo fuori e sentirvi vivi solo se da fuori ricevete dei riconoscimenti? Perché avete tutta questa smania di arrivare da qualche parte?

La conoscenza/osservazione è qualcosa che va ben oltre lo spostamento inteso come viaggio/migrazione da un luogo ad un altro, qualcosa che va ben oltre la conoscenza acquisita attraverso la lettura sistematica di libri (ritenendola l’unica e vera fonte di sapienza). Qualcosa che va bel oltre l’oggettività. La Conoscenza/Osservazione e’ Ascolto. Ascolto di quanto è dentro e fuori. Ascolto delle risonanze che il fuori crea dentro. Ascolto della Fissità e del Movimento. Ascolto del Respiro e del Non-Respiro. Ascolto della Materia e della Non-Materia. Sì perché diciamocelo, ma siete davvero convinti che la vostra vita si limiti a: nascere; crescere (passando attraverso gli stadi dell’età evolutiva ben nota agli psicologi); studiare; sposarsi (in alcuni casi anche divorziare); fare casa lavoro lavoro casa (o in alternativa casa lavoro, lavoro happening e così via); ammalarsi per attirare l’attenzione e darsi un motivo in più per sentirsi vittima del sistema; etc etc etc.
Ma nel ‘dover stare attenti a fare tutto quanto elencato sopra nel modo più regolare possibile e stando ben attenti a non allontanarsi dagli schemi’, non è che per caso vi siete persi qualcosa per strada? Non è che per caso, per cercare di incarnare al meglio uno stereotipo vi siete dimenticati di ‘ascoltare qualcuno’? Non è che per caso quel qualcuno siete voi?

Bene, se così fosse fermatevi. Se così fosse scendete dalla giostra sulla quale avete continuato a girare per tutto questo tempo e provate ad osservare il mondo con gli occhi di un bambino e la sua innocenza. Scoprirete che non avete bisogno di andare lontano da dove vi trovate adesso per trovare compagnia, perché i primi/le prima a farsi compagnia siete voi stessi/stesse. Scoprirete che non avete bisogno di salire su un aereo per rimanere meravigliati/e (o magari provate a farlo quando siete in aereo durante un viaggio di lavoro). Scoprirete che sintonizzandovi su una nuova frequenza avrete la possibilità di cambiare il vostro intorno e così facendo non vi sentirete più un uccellino in gabbia, ma un individuo che vive appieno. Che non è diviso tra corpo, mente e anima ma è un Unicum. Un Uno che osserva, ascolta ed attraverso l’osservazione e l’ascolto crea.

Vi diamo un compito….appena terminato di leggere questa pagina fate ogni giorno qualcosa di diverso da ciò che avete fatto il giorno prima (es. cambiate strada x andare a lavoro; salite le scale a piedi se siete abituati a prendere ascensore o viceversa etc etc). Fate questo per ventuno giorni consecutivi e annotate, nel frattempo, su di un diario le sensazioni, emozioni e le qualità che tali cambiamenti hanno fatto emergere. Al termine dei ventuno giorni, se ne avete voglia, scrivete un resoconto al seguente indirizzo studiomamadunia@gmail.com
Sarà un’occasione per voi e per me di scoprire qualcosa in più della Vita.

Namaste’
Stefania

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